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Protezione Civile Regione Lombardia

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E-mail: protezionecivile@regione.lombardia.it

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Descrizione Attività:

L'Organizzazione della Protezione Civile in Regione Lombardia

La legge 225 del 1992 non assegna un ruolo molto significativo alle Regioni nella Protezione Civile. Anzi, lasciando loro di fatto solo la redazione del Programma di Previsione e Prevenzione, e - genericamente - la formazione e la diffusione della cultura di protezione civile, sembrerebbe logico che le Regioni non disponessero di una vera e propria struttura di protezione civile, ma si organizzassero perché le varie componenti, Difesa del Suolo, Ambiente, Territorio, trovassero le sinergie giuste per pianificare i loro interventi. Invece, tutte le Regioni si sono dotate di una struttura specifica di protezione civile, e hanno via via contrattato o preteso dallo Stato un ruolo "di concorso" all'emergenza maggiore di quello teoricamente previsto dalla legge.

Ora, con il trasferimento di molte competenze dallo Stato alle Regioni, si prende atto di una realtà operativa diffusa, e si attribuiscono alle Regioni, sia pure con una certa ambiguità, poteri più ampi anche per la Protezione Civile.

In ogni caso, le Regioni giocano un ruolo importante soprattutto nella fase della previsione-prevenzione, potendo agire sui loro organi tecnici, e controllando la gestione del territorio, soprattutto su tre fattori:

   1. la prevenzione a lungo termine, agendo sui fattori urbanistici e territoriali, sviluppando politiche rigorose di protezione e conoscenza del territorio e dei suoi rischi, sviluppando la cultura di protezione civile e la formazione a tutti i livelli;
   2. la prevenzione a breve-medio termine, progettando e realizzando opere di difesa del suolo, di monitoraggio dei rischi, e di ingegneria naturalistica, per mitigare il rischio in modo concreto, nonché sviluppando la pianificazione di emergenza degli Enti locali.
   3. la prevenzione a brevissimo termine, utilizzando i più ampi e affidabili sistemi di monitoraggio dei rischi, sviluppando azioni di preannuncio e allertamento per eventi calamitosi attesi (da pochi giorni a poche ore prima dell'evento).

In teoria, solo dopo che le Regioni avessero dimostrato di saper gestire in modo efficiente e sinergico al loro interno le tre fasi della prevenzione, si sarebbe potuto pensare a gestire (o collaborare a gestire) l'emergenza, e poi la ricostruzione.

In realtà è avvenuto esattamente il contrario, e quindi le Regioni sono state chiamate nel tempo a gestire anzitutto la post-emergenza, cioè la ricostruzione, il rimborso dei danni, e poi la difesa del suolo, cioè le opere per rimettere in sesto il territorio, e impedire il ripetersi dei disastri.

Questa inversione di un ciclo logico ha determinato un notevole ritardo delle Regioni nell'appropriarsi della vera cultura di protezione civile, e una forte accentuazione della politica dell'emergenza, intesa come il rincorrere continuo degli avvenimenti, e quindi un "tappare i buchi" anziché sviluppare una politica di prevenzione delle calamità naturali e tecnologiche e di programmazione delle relative azioni di mitigazione del rischio.

Un nuovo ruolo per le Regioni, di regista della politica dell'emergenza, che includa una diversa visione dell'attitudine al rischio del territorio, e un più ampio e paritario raccordo con gli Enti locali, è ancora tutto da inventare e rappresenta la vera scommessa per il futuro.